Norma


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29 agosto 18



Nulla di speciale

Tre problemi vengono evidenziati da K-Hole in una ricerca del 2012 sulle tendenze giovanili in questo ambiente globale e ultramassificato:

I dettagli che ci distinguono sono così piccoli che nessuno è in grado di capire l’effettiva differenza. Parlando in particolare di grafica, Andrew Sloat scrive giustamente che per la maggior parte delle persone Standard, Akzidenz, Helvetica o Arial sono identici. Questo testo non è composto da alcuno dei sopracitati font, ma non è importante.

Infatti, siamo così particolarmente speciali che nessuno ormai capisce di cosa parliamo. Qual è l’utilità di scrivere UI/UX fra i servizi offerti se sono termini che nessuno al di fuori dello stesso ambito professionale conosce? Per elevarsi, per voler prevalere sugli altri utilizzando un linguaggio volontariamente complesso.

Tuttavia, ciò che marca l’individualità si muove così velocemente da diventare impossibile rimanere aggiornati. Così tutti gli sforzi di chi voleva sentirsi originale a tutti i costi, di chi voleva uscire dal gruppo verranno vanificati in pochi anni quando la cresta dell’onda sarà ormai molto più avanti. A riprova della velocità di questa conversazione, una nota rivista di moda italiana sembra essersi accorta di questo movimento con 6 anni di ritardo.

Sempre dalla stessa ricerca: la fuga nell’individualismo, la ricerca ossessiva dell’esclusività sono modi di agire che appartengono a un passato in cui le persone nascevano in comunità, in cui l’individualità non era così specifico da sfociare nella solitudine. Oggi nasciamo individui, ed è nostro compito cercare comunità invece di cercare attenzione.

khole
original: K-Hole.net

Scrive Jasper Morrison per un’esposizione dal titolo Super Normal che ci sono modi migliori per progettare che spendere fatica nel rendere qualcosa speciale. Ciò che è speciale di solito è meno utile del normale, e meno gratificante a lungo termine. Le cose speciali richiedono attenzione per le ragioni sbagliate, interrompendo la potenziale buona atmosfera con la loro maldestra presenza.

Vivere oggi, dal passeggiare per strada al navigare su internet, significa essere costantemente interrotti da una grafica sgraziata e inopportuna.

Popup, gergo incomprensibile, posta indesiderata, sensazionalismo, richiesta di like, marketing spazzatura, pubblicità impossibili da saltare, truffe, codici QR, link nascosti, video che partono da soli. La lista di Brad Frost è ancora più dettagliata. Tutti tentativi disperati di chi vuole arrogarsi il diritto di essere l’unico a catturare la nostra attenzione.

In risposta, Norma non è nulla di speciale. Il nostro è un lavoro di onestà, non di apparenza superficiale.

La verità è che proprio perché la professione del designer parla un gergo incomprensibile ai più, il colore, il font, “l’idea creativa” non hanno alcuna importanza. Abbiamo ingiustamente convinto le persone che sia l’originalità caotica il metro di giudizio. Eppure è solo una volta rimosso tutto quanto può essere “bello” o “brutto” che emerge la vera essenza della comunicazione, e spesso non emerge nulla.

Frank Chimero commenta Untitled Sans, il font con cui anche questo articolo è scritto, citando: “Non tutti riescono a diventare speciali, ma tutti possiamo essere utili”. Nessuna ostentazione, nessuna decorazione, nessun cercare la novità a tutti i costi: se progettiamo grafica pensiamo a come possiamo essere d’aiuto alle persone, non nascondiamo l’egoismo dentro a brillanti parole anglosassoni come “branding”.

É il Normcore di cui parla K-Hole: il trovare liberazione nel confondersi. Mimetizzarsi in ciò che è basico e concentrarsi invece su tutto ciò che è veramente importante. Questo sito non ha nulla di particolare, è impostato come lo erano tanti blog negli anni ’90. Però ci sono delle idee: purtroppo non si può dire lo stesso di tanti altri siti.



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