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8 settembre 18



Web design all'origine del Web

L’avanzamento delle tecnologie disponibili in un browser è continuo e inarrestabile. Fino a pochi anni fa ottenere transizioni fluide era possibile solo con linguaggi specifici e limitato spesso solo a Chrome e Safari: oggi è diventato uno standard di cui non ha senso farne a meno.

Il continuo aggiornamento dei “materiali” che il web usa è tuttavia paragonabile alle innovazioni nelle possibilità di costruzioni dell’architettura. In entrambi i casi, utilizzare gli ultimi ritrovati tecnologici non è automaticamente sinonimo di buon lavoro.

Una casa è innanzitutto luogo dove persone abiteranno, non è necessario mettere in mostra materiali esotici. Allo stesso modo, un sito web è un luogo virtuale dove le persone cercano informazioni e prodotti: inserire animazioni e transizioni sensazionali sfocia presto nel narcisismo.

Chris James in articolo giustamente chiamato “il web che voglio” scrive di come la maggior parte dei siti abbiano come utilità finale il dare informazioni, e per dare informazioni non serve niente altro che puro testo in html.

wyse 100 terminal computer
Wyse 100, terminale dei primi anni 80 in grado di visualizzare solo testo

Le pagine di questo sito seguono esattamente quella filosofia. Il codice è così pulito da essere perfettamente accessibile anche a un non vedente tramite un browser testuale come Lynx. La struttura lineare ne rende possibile la facile lettura da parte di una macchina anche su computer molto vecchi.

Abbiamo assistito a un altro fenomeno negli ultimi anni su internet, del tutto digitale. La centralizzazione a trasformato una rete omogenea di piccoli siti in una serie di satelliti che orbitano attorno a pochi grandi giocatori: facebook, youtube, instagram, ecc.

Cos’è successo ai blog?, domanda un articolo di Oliver Reichenstein sulla centralizzazione dei contenuti e su possibili soluzioni. Fare attività al di fuori dei soliti noti è la soluzione, creare link e contenuti utili.

Questo cambiamento nell’utilizzo di internet si riflette nella formalizzazione del web stesso.

Grande foto di stock comprata a pochi centesimi, testo centrato che entra in trasparenza e menu a tre linee in alto a destra. “The cargo cult”, una virata verso l’omogeneizzazione dei layout perpetrata dall’uso continuo di template.

Troppi siti web contemporanei sono ormai vuoti di link. Nel nome del convertire utenti in profitti, spesso come facebook si punta a costringere il pubblico a rimanere il più possibile all’interno del sito. Non esiste più l’esplorazione avventurosa del web, da un collegamento all’altro.

St Imier school switzerland
Scuola media di St. Imier, in Svizzera. Architetto: Frédéric Brugger.
Le forme semplici e la cruda esposizione dei materiali costituiscono il vocabolario del brutalismo.

Benché troppo del web design brutalista sia basato sull’esagerazione e su kitsch, molti siti in mezzo a quel caos hanno un importante concetto in comune: tornare nella forma e nel contenuto a un internet più semplice, più aperto e più vario.

L’aspetto visivo è secondario: vogliamo essere giudicati e distinti per il contenuto che proponiamo. La possibilità che due blog condividono lo stesso layout con times new roman nero e link blu come si usava a fine anni ’90 è irrilevante, purché entrambi offrano un servizio valido e interessante. Ci sono migliaia di siti web impostati con una tipografia simile, così come ci sono migliaia di persone che si somigliano — ma alcune sono vuote, altre hanno idee.

Per quanto riguarda la navigazione, un approccio non lineare viene favorito dall’assenza di una suddivisione classica dei contenuti in un header e dalla posizione relativamente inaccessibile dell’indice dei contenuti. Una rete di pagine collegate, l’ipertesto, è il concetto su cui tutto Internet è nato, e non va perso di vista.

Più parole meritano invece di essere spese sulla decentralizzazione del web, in un articolo separato.



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